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Differenza tra Coach e Psicologo

Il coaching sta spopolando in diversi ambiti, coinvolgendo sia il livello personale di un individuo che quello professionale.

Nonostante la grande diffusione di questa moderna disciplina, in realtà molti tendono ancora a confondere l’attività svolta dal coach con quella di uno psicologo.

Il crescente interesse che coinvolge il coaching come strumento di miglioramento personale e sociale richiede un necessario chiarimento circa la differenza tra questi due professionisti.

Del termine “coach”, infatti, mutuato dalla lingua inglese, se ne fa un uso spesso poco consono e del tutto incongruo, a causa del significato piuttosto generico, che è “allenatore”.

Il Coaching: un metodo nuovo e poco “definito”

Come tutte le nuove discipline, anche il Coaching ha bisogno di essere “tipicizzato” e ben definito nel tempo, per evitare che altre pseudo discipline possano modo ostacolare la sua corretta diffusione e applicazione.

Ci sono persone che, frequentando corsi poco affidabili che promettono titoli e qualifiche nel settore del coaching, pur essendo attratte da tale disciplina non ne comprendono il senso autentico e gli obiettivi che si propone, alimentando così la massa che vede nel life coaching una pratica “bizzarra” o creativa.

Ma qualcosa si sta muovendo: rispetto agli anni passati, oggi tale metodo ha ottenuto un importante riconoscimento normativo.

La legge 14 Gennaio 2013 n. 4 ha riconosciuto di 150 professioni non regolamentate, tra cui appunto il Coaching. Grazie all’intervento delle Associazioni di categoria, la professione di Coach è strutturata e quindi ben distinta da quella dello psicologo, cui spesso viene assimilata.

Coach e Psicologo: in cosa differiscono

Ma che cosa fa un coach? La risposta è semplice: Un coach supporta il cliente a raggiungere risultati facendo riscoprire potenzialità nascoste apportando miglioramenti significativi nella propria vita.

In tale percorso viene accompagnato da un coach che lo aiuta a far uscire fuori le risorse e le competenze che possiede (il “saper essere” unito al “saper fare”).

Il coaching si basa su tecniche innovative, creative, eclettiche, non è un metodo dagli schemi prestabiliti, è una disciplina in divenire che assimila il meglio da ogni tecnica similare, come anche la psicologia.

Il coach non si rivolge a chi ha problemi mentali o disturbi del comportamento, non deve “indagare” sul lato oscuro di una persona, esplorare il suo inconscio, o cose del genere. Piuttosto la professione del coach funziona consiste nel far venire fuori potenzialità inespresse e capacità latenti dell’individuo. Proprio per questo motivo non vi è il rischio che tra coach e utente si crei un legame di dipendenza.

Quando rivolgersi ad un coach professionista

Se hai deciso di avvalerti del supporto di un coach per varie ragioni sappi che l’atteggiamento che questi avrà nei tuoi confronti non sarà del tipo “medico/paziente”, come invece accade tra psicologo e paziente.

Il coaching è un’attività attiva, non dovrai stenderti sul lettino e attendere la risposta a tutti i problemi che ti affliggono. Il coach ti aiuterà a partire da te stesso, invitandoti a far emergere le tute potenzialità ed anche i “talenti” che non riesci ad esprimere come vorresti.

In ambito aziendale, la figura del manager coach è ormai indispensabile: il sistema del lavoro oggi è assai complesso e richiede competenze e abilità anche di tipo comportamentale.

I rapporti con i colleghi possono rivelarsi complicati e difficili, e quindi si ha necessità di una guida per superare conflitti irrisolti e che rischiano di inficiare l’intero ambiente lavorativo.

Mentre lo psicologo è abituato a lavorare sui “perché”, scandagliando l’animo del paziente, il coach proietta l’utente sul futuro e sugli obiettivi di miglioramento personale che intende raggiungere.

Si tratta di due professioni complementari e non certo antagoniste: molti psicologi, infatti, manifestano interesse per la professione del coach e spesso scelgono ambiti particolari per esercitarla.

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